Laboratorio teatrale "Sguardi aperti"

Sono aperte le candidature per partecipare al laboratorio intensivo "Sguardi aperti", un progetto a cura di Gabriele Vacis e PoEM-Potenziali Evocati Multimediali in collaborazione con il Centro Universitario Teatrale di Catania.
L'obiettivo del lavoro sarà la relazione, che risulta difficoltosa per il sottile confine tra vita reale e vita virtuale. Spesso la politica educativa e culturale richiede ai giovani responsabilità e presenza, e in questo lavoro si vuol cercare di far provare ciò iniziando dal corpo, dall'azione semplice del camminare insieme, dapprima in schiera all'unisono, che lentamente si trasforma in uno stormo dove sempre nell'ascolto degli altri dà vita a forme diverse, si fa voce, parola e canto, invitando ad assumersi sempre la responsabilità del gesto.
La Schiera è una pratica d’attenzione, una scuola che insegna ad essere presenti a sé, agli altri, al tempo, allo spazio. È una pratica che include un’opportunità concreta di interazione, condivisione, di compimento di sé. Fra gli obiettivi del laboratorio ci sono l'acquisizione e l'approfondimento di tecniche e strumenti teatrali fisici, vocali e di narrazione.
Requisiti
La classe sarà formata da max 25 studenti e studentesse. Per partecipare è richiesta l’iscrizione ad un qualsiasi corso di studi dell’Università di Catania senza preclusione di età, settore disciplinare, genere o nazionalità.
Referente didattica del laboratorio è la prof.ssa Simona Scattina (Dipartimento di Scienze umanistiche, simona.scattina@unict.it).
Calendario incontri
Il laboratorio si svolgerà dal 19 al 21 maggio 2026. Gli incontri si svolgeranno al Centro Universitario Teatrale (Piazza Università 13, Catania) con il seguente calendario:
- martedì 19 maggio ore 15-18
- mercoledì 20 maggio ore 9-13 e 14-18
- giovedì 21 maggio ore 9-13 e 14 -18
Come candidarsi
Le candidature dovranno pervenire online entro il 17 maggio 2026 o fino ad esaurimento posti.
Al raggiungimento del numero massimo di partecipanti, verrà attivata una lista d'attesa. Le persone in lista d'attesa verranno contattate nel caso di eventuali rinunce da parte dei partecipanti già accettati.
Potenziali Evocativi Multimediali
Potenziali Evocati Multimediali è una impresa sociale nata a dicembre 2021 da una classe della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino, di cui Gabriele Vacis cura le regie delle grandi produzioni, che si alternano a creazioni individuali create all’interno della compagnia.
PoEM si occupa di Spettacolo, Arte, Pedagogia e Cura. Tramite spettacoli, laboratori, seminari e performance, PoEM diffonde la formazione teatrale, favorisce l'inclusione sociale, e promuove il teatro oltre lo spettacolo, nella convinzione che le pratiche teatrali non siano soltanto un esercizio finalizzato alla restituzione scenica; possono anzi favorire l'interazione fra individui, poiché si fondano sulla consapevolezza di sé, degli altri, del tempo e dello spazio. Al cuore di questa tesi vi è la convinzione provata che il teatro sia un’arte che produce la relazione viva tra gli umani, grazie alla prerogativa che gli è propria, richiedere la compresenza fra individui. PoEM propone perciò un teatro aperto, la cui estetica è ritenuta fondativa di una esperienza teatrale che stabilisca l’interazione e la relazione; si viene così a creare necessariamente uno spazio accessibile alle persone, partecipativo e inclusivo, che nutre la comunità e la società di cui è parte.
Gabriele Vacis
Regista, drammaturgo e pedagogista teatrale italiano, è stato tra i fondatori del Laboratorio Teatro Settimo, gruppo teatrale attivo nell'omonima cittadina dell'hinterland torinese, e un riferimento imprescindibile del Teatro di narrazione con spettacoli come Esercizi sulla tavola di Mendeleev (1984) ed Elementi di struttura del sentimento (1985), creando spettacoli emblema come Il racconto del Vajont (1993) scritto con Marco Paolini, e Novecento (1994) dal testo di Alessandro Baricco . Nei suoi spettacoli offre una riscrittura scenica sia di testi classici e letterari sia di testi contemporanei, concertando recitazione, canzoni e musica, affabulazione ed epica, riflessione generazionale e richiami alla tradizione sia colta sia popolare
La pratica della Schiera
Cosa si fa?
Comprendiamo come e perché camminiamo attraverso la Schiera, pratica che serve a guardarci dentro, a percepire il nostro corpo. Quanti e quali muscoli utilizziamo quando camminiamo? Sono tutti necessari? Sono quelli giusti? Quand’è che siamo liberi di agire e quand’è che invece ci irrigidiamo? Quando e come creiamo libertà e quando e come produciamo tensione? Quali movimenti ci fanno bene e quali ci fanno male?
La Schiera serve a rispondere a queste domande praticamente. Ma serve anche a camminare insieme, a fare i conti con gli altri. La Schiera, che si evolve in stormo, sciame, banco ma anche in branco, è una pratica che include, un’opportunità concreta di interazione, condivisione, di compimento di sé. La Schiera serve a stare in attenzione, è uno strumento articolato di costruzione della propria presenza, serve ad essere presenti a sé stessi, agli altri, al tempo, allo spazio. Serve a creare azione comune. Spesso ci chiedono se l’obiettivo è il benessere. No, non solo. Comprendere quando stiamo bene e come creare le condizioni per stare bene è sicuramente un compito. Ma ci sono momenti in cui stiamo male, e ne abbiamo ragioni così serie che è impossibile eliminarle, e forse non è neanche giusto. Più che cercare ansiosamente di stare bene, quindi, preferiamo lavorare per stare con quello che c’è.
Semplicemente starci dentro. Stare.